Ebbene sì, il famoso neosindaco di Bologna Merola, l’uomo che il PD ha imposto alle primarie grazie alle proprie truppe cammellate (in Emilia ancora funzionano, purtroppo), si è dimostrato per quello che è: un maschilista, un uomo che viene dagli anni ’50, oltre che, più banalmente, un c*j*ne. Nulla di strano, viene da un partito in cui le donne fanno le foglie di fico… anche perché dall’altra parte c’è un vero e proprio bordello, un mercato di carni femminili mute e acquiescienti: quindi, chi desidera un po’ di emancipazione è costretto a votare questi che sono un pochino meno peggio (ma giusto un pochino).
Dopo i festeggiamenti monosessuali (gli uomini unici protagonisti, le donne in platea ad applaudire), che già promettevano molto male, ecco l’ultima sparata conservatrice del “sindaco del tempo di Checco e Nina”: le coppie sposate conteranno più delle altre nelle graduatorie comunali, un provvedimento da anni ’50, manca solo la condanna dei “pubblici concubini”.
Amelia Frascaroli, che pure è una cattolica VERA, una simile cacchiata non l’avrebbe neanche immaginata, semplicemente perché lei (a differenza del virginello) è intelligente. Ma i bravi compagnucci che hanno votato Merola, ora se lo ciuccino per benino per 5 anni. E se va male, pure per 10. Peggio per loro!
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“Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi…”
Con questo brano tratto da “Pinocchio”, un blogger qualche tempo fa pensava di definire il Berlusconismo. Le recenti intercettazioni hanno permesso di precisare meglio la natura nascosta (pelvica) di questo movimento, permettendo di stabilire la definizione da me premessa come titolo di questo post.
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Di nuovo, a rassicurare le masse che sinistra e destra sono uguali nell’approccio strumentale e reificante al corpo della donna, il manifesto della Festa dell’Unità 2011. Solo, la sinistra è più sfigata, meno patinata: gambe secche, brutte scarpe, immagine sciatta – ma è il pensiero che conta. Ed è un pensiero maschilista e mortificante.
Che pena, i miei ex compagni. Le mie ex compagne, invece, un po’ se lo meritano. Non lo sapevano chi erano i loro compagni di strada, il famoso maschio del PCI che è “come un ravanello, rosso di fuori e bianco nel cervello”?
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Questa è un’immagine del modo in cui uno dei più antipatici (ma solitamente non più sgarbati) ministri del governo Berlusconi intende il rapporto con il popolo sovrano: insultare, andarsene, strappare striscioni. Certo, non ha fatto il Dito come la Santanché. Ma forse solo perché con quei ditini piccini temeva che nessuno l’avrebbe visto.
“E allora la mia statura non suscitò più buon umore…” Buona visione a tutti.
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Una volta tanto, il sindaco Alemanno e la presidente della regione Polverini sono stati civili sul pride. Incivili, invece, i manifestanti che volevano cacciar via la Polverini dalla manifestazione. Io non sono d’accordo con le politiche della Polverini, ma in questo caso chi ci ha fatto la figura degli intolleranti sono stati i dimostranti, che hanno una loro peculiare concezione della democrazia (“è democratico solo ciò che piace a me”). Bah, un altro motivo per non appoggiare il Pride. Ma aveva ragione Buttiglione…
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Se questo è il modo scelto dalle associazioni gay per convincere il resto della popolazione che i diritti degli omosessuali sono una cosa seria, lasciatemi dire che mi sembra il modo sbagliato. Dopodiché, se mi volete dire che il Gay Pride non è solo questo… ma è SOPRATTUTTO questo. Siamo onesti, non raccontiamoci balle!
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Schedare gli omosessuali? per carità, roba da dittature, noi siamo in un paese occidentale e le nostre forze di polizia certo non lo fanno. Però… Eh, sì, c’è un però. In Italia c’è una associazione, che in realtà è quasi solo un paravento fiscale per una rete di saune, sex clubs e altri luoghi di sesso anonimo. Solo che in realtà il sesso che vi viene consumato non è anonimo per niente, perché quest’associazione è dotata di un sistema informatico per registrare gli iscritti, un’enorme banca dati che contiene oltre centomila nominativi, in genere corretti (in teoria, ogni club ha l’obbligo di verificare i documenti d’identità all’atto dell’iscrizione, poi si sa come vanno queste cose…).
Naturalmente, questa banca dati è assolutamente impermeabile a chiunque sia esterno all’organizzazione, no? Vogliamo scherzare, si sa quanto siano seri gli italiani, quando c’è in ballo la privacy…
E quindi risulta davvero difficile spiegare come ha fatto la “Repubblica” di oggi a pubblicare la notizia che don Seppia, il prete ligure accusato di pedofilia, fosse iscritto all’Arcigay (e non a caso in un circolo-scopatoio, la sauna locale)?
Viene il dubbio che per le forze dell’ordine si tratti di effettuare un comodo outsourcing di fatto della schedatura delle persone omosessuali. In cambio, le stesse forze dell’ordine potrebbero chiudere un occhio sul fatto che la maggior parte dei circoli Arcigay “ricreativi” sono piuttosto “scopatoi (parzialmente) a carico del contribuente”… ma no, non sarà così che vado a pensare! Forse considero gli uomini delle forze dell’ordine più intelligenti di quanto in realtà siano. O no?
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Con l’auspicata scomparsa della Moratti, scompaiono interamente dalla politica italiana nazionale le donne.
Le altre principali sfide politiche erano interamente tra uomini.
Ma anche Moratti, a pensarci bene, era una finta eccezione: di famiglia ricchissima, in pratica già proprietaria di Milano, il marito le aveva regalato il comune come un coniuge meno abbiente potrebbe donare un cagnolino alla coniuge (sperando che la tenga occupata?).
Le foto dell’inebetito Virginio Merola a Bologna, per fare un esempio, sono sconfortanti: le donne sono solo in platea a festeggiare… guardatele qui. Se non ci fosse stata la brava Amelia Frascaroli, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Speriamo che il prossimo sindaco di Bologna sia lei (o un’altra donna, magari più giovane, ma altrettanto competente).
Anche se Berlusconi scomparirà, ci vorranno decenni prima che le donne in Italia arrivino al potere, soprattutto perché la Sinistra le tratta quasi come la Destra: per lo più le ignora, quando non sono miliardarie o giovani e belle. E il Movimento 5 Stelle, purtroppo, rispecchia anch’esso perfettamente il Paese.
Bah. Vabbè, almeno godiamoci almeno il tramonto del Caimano, sperando che sia il più doloroso possibile per lui e per i suoi servi.
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Un articolo sul danese Politiken ci rivela che le infermiere ucraine di Geddafi, accusate di costituire una specie di harem personale, chiamavano il dittatore libico… ”Papik” (più o meno “paparino”).
Allora è proprio un vizio dei dittatori sporcaccioni, farsi chiamare così!
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Oggi la Repubblica mette in rete due notizie che possono fruttuosamente essere dedicate al Santo Padre, con grande affetto.
La prima è che esiste un collettivo, detto “Internazionale pasticcera” che spiaccica torte in faccia ad alti prelati omofobi e retrivi.
La seconda è che un pasticcere austriaco (!) esegue su ordinazione deliziose (?) torte con svastica e altri simboli nazisti.
Oplà, fatevi da soli la vostra battuta!
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